Bramble, D. & Lieberman, D. — «Endurance running and the evolution of Homo», Nature, 2004
Il paper che regge l'intero capitolo, e la fonte di ogni singolo tratto anatomico citato nell'apertura. Elenca oltre venti caratteristiche che non hanno funzione nel camminare e ne hanno una nel correre a lungo.
- Legamento nucale. Stabilizza la testa contro il beccheggio della corsa. Presente in cani e cavalli, assente negli altri primati viventi. Nel record fossile compare con Homo erectus e manca in Australopithecus: è il punto in cui l'attrezzo cambia mestiere.
- Tendine d'Achille e arco plantare. Immagazzinano e restituiscono energia elastica a ogni appoggio; il contributo è trascurabile nella camminata e diventa sostanziale sopra una certa velocità. Nello scimpanzé l'Achille è corto.
- Grande gluteo. Molto più sviluppato che in qualunque altro primate. L'attività elettromiografica è modesta nel cammino e alta nella corsa: serve a controllare la flessione del tronco in avanti a ogni impatto.
- Ghiandole sudoripare. Le stime standard vanno da due a quattro milioni, con variazione individuale ampia e non tutte funzionalmente attive. Nel manifesto usiamo la cifra più bassa apposta. Quello che conta non è il numero esatto, ma il confronto: nessun altro primate raffredda per evaporazione su tutta la superficie corporea in questo modo.
Cosa non dimostra: che l'uomo si sia evoluto per cacciare correndo. Dimostra che si è evoluto per coprire distanza nel caldo. A cosa servisse quella distanza è un'inferenza ragionevole, non un fatto scavato.